Il manifesto degli insegnanti
1. Amo insegnare. Amo apprendere. Per questo motivo sono un insegnante.
2. Insegnerò per favorire in ogni modo possibile la meraviglia per il mondo che è innata nei miei alunni. Insegnerò per essere superato da loro. Il giorno in cui non ci riuscirò più cederò il mio posto ad uno di loro.
3. Insegnerò mediante la dimostrazione e l'esempio, il riconoscimento dei miei errori illuminerà il mio percorso.
4. Accompagnerò i miei alunni alla scoperta della realtà che li circonda, assecondando e stimolando in ognuno di loro la curiosità e la ricerca, le domande e la passione.
5. Non potendo trasmettere ai miei studenti la verità, mi adopererò affinché vivano cercandola.
6. Incoraggerò nei miei studenti l’impegno e la volontà di migliorarsi costantemente e di non rassegnarsi mai di fronte alle difficoltà. Io stesso provvederò a formarmi e aggiornarmi continuamente.
7. Farò in modo che la scuola sia il mondo, e non un carcere.
8. Non trasmetterò ai miei studenti saperi rigidi e preconfezionati. La mia visione del mondo mi guiderà, ma non sarà mai legge per loro. Il dubbio e la critica saranno i pilastri della mia azione educativa.
9. Promuoverò lo studio per la vita e contrasterò lo studio per il voto.
10. Raccoglierò elementi di valutazione, rifiutando approcci semplicistici e meccanici che non tengano conto delle situazioni di partenza, dei progressi, dell’impegno e della crescita complessiva del singolo alunno.
11. Lotterò affinchè la scuola sia la scuola di tutti, la scuola in cui ogni studente possa apprendere seguendo tempi e tragitti individuali. Farò in modo che i miei studenti mi scelgano e non mi subiscano.
12. Aiuterò i miei alunni a illuminare il futuro leggendo il passato e vivendo in pienezza il presente. Li aiuterò a stare nel mondo così com'è, ma non a subirlo lasciandolo così com'è.
13. Resterò fedele a questi punti in ogni momento della mia azione educativa, pronto ad affrontare e superare tutti gli ostacoli formali e burocratici che si presenteranno sulla mia strada.
da: www.lascuolachefunziona.it
CREATIVITÀ: CHE COSA VUOL DIRE
di Annamaria Testa
La creatività è uno stile di pensiero che si esprime in processi mentali caratteristici. Procede essenzialmente per associazioni tra idee, concetti, fatti, e dà origine a idee e concetti nuovi, invenzioni, scoperte: insomma, a risultati tanto originali quanto efficaci.
L'intuizione che la creatività sia uno stile di pensiero, che deriva da un altrettanto specifico atteggiamento mentale e comportamentale, nasce agli inizi del Novecento. I primi studi importanti sul fenomeno risalgono agli anni '20.
Non è semplice dare una definizione sintetica e non riduttiva della creatività: la capacità di produrre pensiero creativo, come quella di comunicare o di apprendere, è una metacompetenza, cioè un'abilità trasversale, che può essere applicata a campi diversi (arti, scienze, tecnologia, impresa...). La stessa creatività che consente ai singoli individui di sviluppare e mettere a frutto una quantità di capacità specifiche ha permesso all'umanità di progredire conquistando conoscenze, producendo cultura e praticando attività sempre più complesse.
Il verbo italiano creare, di derivazione latina, appare nel 1276 (De Mauro) o nel 1294 (Cortelazzo Zolli). I verbi latini creare e crescere condividono la radice KAR, che si ritrova nel sanscrito KAR- OTI (creare, fare) e KAR-TR (colui che fa, creatore), nel greco KRAINO (creo, produco, compio), KRANTOR e KREION (dominatore, e propriamente colui che fa, che crea) e KRONOS (il creatore, padre di Giove). Il significato si estende anche a fare dal nulla, generare, formare, istituire, allevare, educare, ammaestrare, formare.
Il sostantivo italiano creatività viene per la prima volta registrato nel 1951. Il termine creativo (inteso come aggettivo) risale al 1406. Il medesimo termine appare come sostantivo a partire dal 1970, riferito a chi produce annunci pubblicitari. Oggi viene impiegato più estesamente per definire diverse professionalità.
DISCUTIAMO...
Quando si parla di “legalità” a scuola il discorso verte solitamente sugli episodi (anche gravi, e non solo fisici) di bullismo ma praticamente mai di una delle pratiche che la vulgata vuole dominanti (“così fan tutti”) da sempre (“anch’io lo facevo”) nelle aule, cioè della copiatura durante i compiti in classe.
Come nota Marcello Dei nel recente Ragazzi, si copia, il bullismo è come una frana od un masso che si stacca dalla montagna, mentre la copiatura è un fenomeno carsico che mette ugualmente a rischio i valori basilari della convivenza sociale, solo che accade nel totale disinteresse non dico dei mass media (il che è spesso un bene, visto che di scuola nulla capiscono) ma degli attori principali della quaestio, studenti e insegnanti.
Il lavoro di Dei è una riflessione su tre ricerche sociologiche effettuate dal 1999 al 2008 su studenti/docenti di superiori (primaria e secondaria) ed elementari (a scuola, oltre che, eventualmente, le regole ortografiche, si impara a copiare, sempre meglio a partire dalla I elementare), i cui dati sono drammaticamente sconsolanti; alle superiori ca. 2/3 degli studenti ammettono serenamente di copiare molto o spesso e gli stessi docenti, tranne pochissime eccezioni, sono i primi a chiudere uno o due occhi, invocando tutta una serie di attenuanti (“copiare è sbagliato, ma…“) che cadono spesso nel ridicolo o nello pseudopedagogico (“Io ritengo che i ragazzi debbano acquisire sicurezza in se stessi e credo che questo sia un compito dell’insegnante e soprattutto acquistare sicurezza nelle loro capacità e vorrei che i ragazzi capissero di poter contare solo su se stessi sopra e innanzitutto e poi apprezzo magari un’altra cosa e cioè il fatto che magari ci siano dei ragazzi che si rendono disponibili per gli altri“, p. 201).
La condizione disperata del corpo docente è tutta in una tabella a p. 86, dove si evince che per più del 30% degli insegnanti “copiare un compito” è “poco/per niente” condannabile; e sono gli stessi docenti che pensano invece che sia “poco/per niente” condannibile farlo all’Esame di Stato in meno dell’8%, col paradosso di un 22% di docenti che si scopre improvvisamente serio e consapevole del proprio dovere (è come se uno pensasse che è inutile insegnare, chessò, il seno e coseno per poi improvissamente esigerne conoscenza all’Esame di Stato).
Le cose, sembra, sono diverse in altri paesi occidentali e, senza tirare in ballo il confronto tra rigorismo calvinista e perdonismo cattolico, un’osservazione viene dalle parole di Andreatta (!) che mettono in discussione uno dei capisaldi del nostro sistema scolastico, più intaccabile del crocifisso nelle aule, la classe:
“Il fatto è che nessuno ha mai voluto aggredire la vera struttura corruttiva della società italiana, la classe scolastica. Questi ragazzini che vengono addestrati, nei comportamenti quotidiani, a sviluppare una mentalità mafiosa, fatta di complicità contro le istituzioni… una solidarietà omertosa, in cui l’obiettivo comune è dato dall’ingannare l’uomo o la donna che è in cattedra… e dove gli individui, anziché perseguire il loro scopo, cioè primeggiare per merito, si coalizzano per lucrare il massimo risultato col minimo sforzo…. tradendo ogni principio etico individuale, la trasparenza dei comportamenti, la franchezza, l’onestà, il libero confronto, l’assunzione di responsabilità“.
Forse è proprio questo il nodo gordiano…
da: http://cheremone.wordpress.com/2012/01/07/guardie-e-ladri/
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Aforismi |
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La vera scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel vederli con nuovi occhi. |
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L'amore è come un sogno
Mi guardo nei tuoi occhi come in uno specchio
E lì riflesso ho paura di perdermi.
Io non ti voglio visitatore occasionale
nella mia vita e nella notte oscura.
Ti amo come si ama una sola volta nella vita
Come se il sole non sia esistito prima d'ora
Tu mi hai sciolto da sospetti e gelosie
Tu hai trovato per me le chiavi della felicità
Tu le hai scoperte per me.
L'amore è come un sogno,
un carillon di cuori in cristallo
Le tue parole magiche "ti amo"
Dolci le ripeto come un'eco.
L'amore è come un sogno
che ha reso felice la mia casa
Ma è atipico sogno
In quanto senza fine.
Perdòno solitudine e tristezza,
mi hai detto: in esse non tornerai mai più.
Ma questo è possibile solo in un dolce sogno
Noi ora ci amiamo per davvero
Io non vorrei perdermi nei tuoi occhi
Io non cambio il nostro amore per un addio
Tutti i prezzi incredibili che io ho pagato
Tutti i sogni che io ho fatto
Sono solo per la gioia di essere con te,
Per essere sempre con te.
L'amore è come un sogno,
un carillon di cuori in cristallo
Le tue parole magiche "ti amo"
Dolci le ripeto come un'eco.
L'amore è come un sogno
che ha reso felice la mia casa
Ma è atipico sogno
In quanto senza fine.
L'amore è come un sogno
che ha reso felice la mia casa
Ma è atipico sogno
In quanto senza fine.
Michel Delpech e Pierre Papadiamandis
(Trad. Michele Ruggiero)
Prime indicazioni programmatiche del Prof. Francesco Profumo
Ministro dell'Istruzione Università e Ricerca
22.12.2011 Nel videoforum organizzato da Repubblica@scuola sul programma di governo della scuola, il Ministro Profumo ipotizza la scuola del domani così come desidera che sia, pur non illudendosi sul tempo e le risorse finanziarie a sua disposizione. Intanto occorre superare l'attuale organizzazione della didattica in spazi chiusi e in tempi prefissati: la valorizzazione del digitale può e deve portare la scuola ad un tempo didattico più intenso con un mix di attività che valorizzi il nuovo profilo del docente. Di qui la necessità di puntare su un personale anagraficamente più giovane e disponibile al cambiamento con una procedura concorsuale che non deprima le giuste aspettative di quanti per anni si sono spesi nella scuola nella avvilente condizione di precarietà. Per l'immediato i docenti dovranno aspettare il superamento della crisi economico-finanziaria per sperare in una migliore corrispondenza tra lavoro e retribuzione.
Sulle dichiarazioni del Ministro, apriamo un blog discussione aperto a tutti.
Chiamateci Abramo
di Lorenza Ghinelli
Credo che l’interpretazione che Kierkegaard ci ha offerto sul mito di Abramo sia di un acume disarmante. Abramo non superò la prova. Abramo, faccendiere di Dio, obbedisce al padrone senza consultare Isacco. Conduce il figlio sul Monte Moriah senza rivelargli le sue intenzioni, lo blandisce. Abramo non si pone scomodi interrogativi. Abramo non contempla la disobbedienza. Abramo non cerca strade alternative, non apre un dialogo con Isacco, non litiga con Dio, non chiede spiegazioni. Abramo non concede il beneficio della scelta nemmeno a Isacco, perché lo tiene all’oscuro di tutto. Abramo, in realtà, non sceglie. Concedetemi la metafora, ma il nostro Paese, alla stregua di Abramo, non brilla certo per intraprendenza, trasparenza ed eleganza.
( CONTINUA A LEGGERE "CHIAMATECI ABRAMO")
Segnalazioni in Libreria
Girolamo De Michele, La scuola è di tutti. Ripensarla, costruirla, difenderla, Minimu fax 2010
Giuseppe Caliceti, Una scuola da rifare. Lettera ai genitori, Feltrinelli 2011.
Hans Kung, Salviamo la Chiesa, Rizzoli 2011
Giovanni Sale, La Chiesa di Mussolini. I rapporti tra fascismo e religione, Rizzoli 2011
Don Andrea Gallo, Non uccidete il futuro dei giovani, Dalai editore 2011
MELODIE in Petali e Rime
Concerto spettacolo multisensoriale al femminile con la musicista Gabriella Perugini e l'attrice Antonella dell'Ariccia.
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Nel ricordo commosso della Prof. Sara Modugno, si è tenuto il concerto con testi prevalentemente di poetesse del '900 e musiche da camera del Cinquecento europeo presso il monumentale Convento dei Cappuccini - Sala Convegni, con numeroso e attento pubblico. Il servizio accoglienza è stato svolto dalle alunne dell'Istituto "T. Fiore" di Modugno. |
La Didattica sul web
* La scuola che funziona www. lascuolachefunziona.it
* Biblioteca della letteratura italiana www.letteraturaitaliana.net
* OILPROJECT (è una scuola virtuale gestita da studenti, gratuita ed aperta a tutti, in cui si discute di attualità, economia, letteratura, filosofia, Internet e politica. Le lezioni avvengono online (sia in diretta, sia in differita) e sono tenute da volontari che condividono le loro conoscenze senza altro fine che la divulgazione libera dell'informazione. Chiunque può registrare una lezione e proporla alla community. Con oltre 9000 studenti, Oilproject è la più grande scuola online in Italia). www.oilproject.org/index.php
* CIDI (Centro di iniziativa democratica insegnanti) www.cidi.it
* GRED (Gruppo di ricerca educativa e didattica) www.gred.it
* INTERCULTURA www.intercultura.it
* Rivista digitale della didattica www.rivistadidattica.com
* SIRD (Società italiana di ricerca didattica) www.sird.it
* Educazionduepuntozero www.educationduepuntozero.it
* Scuola di politica www.scuoladipolitica.it/
* Inglese per tutti www.englishgratis.com/
* Promethean Planet www.prometheanplanet.com
* Khanacademy www.khanacademy.org/
* Nuovo e utile. Teorie e pratiche della creatività www.nuovoeutile.it/
* Controllo di scrittura (Gli studenti sono sovente valutati per i lavori di scrittura che hanno come scopo di portarli a ricercare, appropriarsi e ritrasmettere le conoscenze acquisite durante gli studi.Internet è oggi la fonte di informazione privilegiata dagli studenti. Purtroppo questo media favorisce anche il "riciclaggio" dei documenti utilizzati, soprattutto grazie al copia-incolla, durante la fase di ricerca delle informazioni. Spesso accade che uno studente non segnali in quanto citazione una frase di un altro autore.Inoltre, alcuni studenti si appropriano senza ritegno di parti intere di altri documenti. Questo è un plagio). www.compilatio.net
Esortazione di un "giovane" ottuagenario...
Studiate, cari ragazzi, studiate. Leggete per esempio anche le ricerche di Fabbris e Codeluppi sulle "filosofie dell'outlet" per capire l'inganno: capire perchè alle società di massa e in particolare a voi giovani fanno credere che il consumismo sia l'ultimo rifugio dell'individualismo. Ribellatevi all'inganno, all'illusione che la vostra individualità si possa eprimere consumando. Consumando oltretutto beni di consumo sempre più superflui e a invecchiamento forzato - si dice obsolescenza? - per costringervi ad acquistare e consumare di nuovi. Che società strana e incoerente che vi abbiamo creato: comincia a mancare il necessario, che già manca a molti, a troppi, e in certe parti del mondo da sempre, però abbonda il superfluo. Per sentirsi vivi, moderni ed essere ci si deve ingozzare del superfluo... Si può andare avanti così? Dove andremo a finire? Se non vi ribellate a questi inganni andremo a sbattere contro un muro. Di cemento armato.
Da: Don Andrea Gallo, Non uccidete il futuro dei giovani, Dalai editore 2011, pag. 118