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"Melissa! mi chiamo Melissa... Ricordate?" |
È a scuola che ci formiamo ma è anche lì che impariamo il valore dell'amicizia e della solidarietà, dello sguardo di chi crede nel futuro. Mai più violenza in un luogo sacro come la scuola. "Io non ho paura" è il grido della speranza per costruire un Paese migliore. (M. Bray) |
Stamani a Brindisi, alla commemorazione di Melissa, di fronte a tanti studenti e genitori, ho voluto dare un segnale di speranza:
"Quando la criminalità o il gesto di un folle colpiscono lo Stato nel luogo dove si formano i nuovi cittadini, è allora che
siamo chiamati a non abbassare la guardia.
A lavorare con ancora maggiore convinzione per progettare una scuola più sicura e inclusiva, e perché simili eventi non accadano più.
La scuola non è un luogo qualsiasi. È e rimane il baluardo della lotta per la legalità e la democrazia. Una lotta che si combatte insieme.
Voglio dire ai genitori di Melissa, ai quali desidero testimoniare la mia vicinanza e il mio cordoglio, che non devono sentirsi soli.
E voglio dire a tutte le famiglie e agli studenti colpiti di non aver paura: possiamo sempre far prevalere il coraggio contro il crimine e la violenza. Insieme.
Chi ha osato stroncare la vita di Melissa e minacciare quella di voi ragazzi ha miseramente fallito. Oggi vorrei ripetere con tutte le mie forze che la ragione di questo fallimento siete voi: è il vostro impegno, è la sensibilità della vostra generazione. Una generazione in cui ho molta fiducia. E sono certa che, con i vostri sogni e con le vostre speranze, saprete essere all’altezza di Melissa.
Noi non abbiamo paura."
Profilo biografico del nuovo Ministro dell'Istruzione
Scienziata, ricercatrice, docente, manager, mentore. Non basta una definizione sola per Maria Chiara Carrozza, già professore ordinario in Bioingegneria Industriale alla prestigiosa Scuola Sant'Anna di Pisa, di cui è diventata direttore nel 2007, riconfermata con successo tre anni dopo. Non basta una parola sola nemmeno per definire la sua attività scientifica, che spazia nei settori della biomeccatronica, bioingegneria, biorobotica e neuro-
In vent'anni è riuscita a costruirsi una carriera straordinaria, testimoniata da un impressionante curriculum ricco di incarichi, ricerche internazionali, attività scientifiche e pubblicazioni di alto livello. Parlando di lei non si può non cedere all'iperbole. E poi, quello che è diventata in due decenni vissuti intensamente (durante i quali ha conquistato anche il privatissimo ruolo di madre di due figli), contrasta con un persistente luogo comune, pur basato su reali ragion d'essere ma che, in questo caso, è felicemente abbattuto. Ossia, Maria Chiara Carrozza non è il classico «cervello in fuga»: all'estero ha sì studiato e lavorato, ma è in Italia, a Pisa, e in particolare alla Scuola Superiore Sant'Anna di piazza Martiri della Libertà, la riconosciuta patria della sua affermazione. Ma come ha fatto? Potrebbero chiedersi tanti studenti universitari in affanno con gli esami e ricercatori vessati e mal pagati. Domanda legittima che giriamo al direttore Carrozza.
Lei risponde, quasi divertita, al cronista che tenta di farne un ritratto accessibile ai lettori non specialisti. E, volentieri, si racconta. Cominciando da Maria Chiara brillante studentessa, con la passione per le materie scientifiche. Domanda di rito: chi sognava di diventare da grande? «Una scienziata, e fare scoperte importanti», risponde sicura. Nel 1990, a 25 anni, si laurea in Fisica all'Università di Pisa con una tesi che indaga gli attributi fisici (come l'energia) delle particelle elementari. Nei due anni successivi è al CERN (importante istituto europeo di ricerca nucleare) di Ginevra, impegnata in uno stage: fa esperimenti e, intanto, accudisce i due figli piccoli. «Tornata in Italia – spiega – ho valutato varie opportunità, anche proposte dagli Stati Uniti. Poi, incontrando alcuni docenti del Sant'Anna si è prospettata la possibilità di partecipare a laboratori di ricerca avanzata, l'ambiente ideale per me, così ho deciso di rimanere ed ho fatto il concorso per il dottorato». Due anni dopo, nel '94, alla Scuola Superiore Sant'Anna riceve il titolo di dottore di ricerca in ingegneria con una tesi di Microfluidica biomedica.
«Gli anni successivi – continua il direttore – sono segnati dai contratti da borsista, per esempio con l'Agenzia Spaziale Europea, che mi hanno portata in Giappone. Ricordo ancora quando, con il collega Cesare Stefanini, vincemmo una gara di micro-
Lei dichiara oggi di sentirsi più ingegnere che scienziata: «Il mio impegno è proseguito su due strade parallele: gli studi scientifici nelle discipline della nano-
I momenti difficili non sono mancati: «Il periodo da borsista è stato duro, anche economicamente, e quando finivano i soldi è capitato di dover chiedere aiuto ai genitori». Il momento più esaltante? «L'elezione a direttore della Scuola Sant'Anna, quasi non ci volevo credere, un ruolo che mi ha aperto una nuova strada a quarant'anni, cambiandomi la vita». Nel senso che si è ritrovata a svolgere un ruolo manageriale: «Cambiare talvolta è doloroso, ma è giusto affrontare nuove sfide e lasciare spazio agli altri. Stare al timone e governare si traduce soprattutto nel mettere d'accordo gli altri e trovare l'equilibrio tra le varie esigenze. Mi piace lavorare in squadra, in confronto costruttivo».
È occupata instancabilmente tra ricerca, insegnamento, direzione ed anche mentorship, occupandosi della supervisione di dottorandi e ricercatori post-
«Il futuro: energia, cibo e acqua per tutti»
Come immagina il futuro Maria Chiara Carrozza? «La sfida si gioca nel campo energetico e ambientale, puntando a far avere energia, cibo e acqua a tutti. Le multinazionali, di elettronica di consumo o del settore automotive per esempio, dovranno convertire la produzione quando i mercati mondiali saranno saturi. La nuova frontiera è rappresentata dall'alta tecnologia a basso costo, rendendola accessibile a tutti, per poter ridurre sprechi, consumi energetici e salvaguardare l'ambiente. Case più tecnologiche (domo-
In Italia è possibile formare adeguatamente i giovani che affronteranno le sfide di domani? «Si, a dispetto di quanto generalmente si dice, abbiamo docenti e ricercatori seri e capaci, e tanti giovani di valore che vogliono impegnarsi per creare il nuovo, anche spinti da motivazioni sociali».
Lei, che tra l'altro fa parte dei più prestigiosi organismi internazionali di ingegneria applicata a medicina e biologia e di robotica e automazione, ha trovato nella Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa l'ambiente «giusto». «Al Sant'Anna devo tutto – dichiara – qui ho trovato un ambiente aperto e sfidante». E come direttore aggiunge: «L'obiettivo della Scuola è affermare un modello di formazione che punta sul binomio insegnamento e ricerca, capace di attrarre risorse e di ben impiegare i finanziamenti. Per questo è stata riorganizzata in Istituti di ricerca». D'eccellenza, com'è tradizione del Sant'Anna.
Graziella Teta
da: http://www.toscanaoggi.it/
Primo commento del nuovo Ministro
"Il ministero dell'Istruzione, della ricerca e dell'università deve svolgere un ruolo fondamentale nel far ripartire le speranze del Paese; con spirito di servizio metto a disposizione la mia esperienza per convincere gli Italiani che l'istruzione e la conoscenza sono pedine fondamentali per la ripresa culturale ed economica dell'Italia. Dobbiamo aiutare i più meritevoli a studiare secondo i dettami della Costituzione, dare fiducia ai ricercatori e offrire nuove motivazioni a tutto il corpo insegnante. Dobbiamo dare forza e prospettive alle imprese, costruendo un Paese che individui grandi aree di investimento, di ricerca, di innovazione nell'industria, nell'agricoltura e nei servizi". L'On. Carrozza conclude che "investire nella conoscenza significa investire sul futuro, nell'unica risorsa che non si può spostare altrove per essere prodotta a costi più bassi: è un settore che crea e salva posti di lavoro e questa è la nostra massima preoccupazione".
Solo agli autori veramente grandi è concesso in dono il raro momento di grazia che consente di portare a un punto di fusione l’amalgama di forma e contenuto dal quale dipende l’equilibrio irripetibile dell’autentica creazione spirituale. Da quel momento in poi, tale creazione comincia a vivere di vita propria, diventa parte integrante del panorama culturale che plasma la storia del pensiero e persino l’immaginario collettivo. Qualcosa del genere si può dire anche del rapporto tra Agostino e le Confessioni: da un certo punto di vista, quest’opera emerge come un unicum dal complesso della produzione del vescovo d’Ippona, affermandosi rapidamente come una delle opere più lette, studiate e tradotte in tutto il mondo. Agostino inizia a scrivere le sue Confessioni intorno al 397, a 43 anni, quand’è già vescovo di Ippona. Il progetto vagheggiato in Italia, all’indomani della conversione, di dar vita ad un «monastero di filosofi» (Marrou), era stato subito travolto, al ritorno in Africa, da nuove e inattese responsabilità pastorali. Il convertito di Tagaste, ordinato sacerdote per acclamazione popolare nel 391, consacrato vescovo cinque anni dopo, si trova improvvisamente catapultato in un mondo molto diverso dalla rarefatta atmosfera intellettuale sperimentata a Milano. In una società mortificata da povertà e analfabetismo, in mezzo a una comunità cristiana fiorente ma scossa da forti turbolenze scismatiche e con un clero scarsamente preparato, il vescovo deve acquisire rapidamente una formazione teologica, impegnarsi nella cura pastorale e nella difesa della fede, persino amministrare la giustizia, mentre il tessuto istituzionale e civile si stava sfaldando in conseguenza della crisi dell’impero romano.
Luigi Alici
Ad Auschwitz saresti stata attenta!
Leggi di notizie come questa credendo e sperando sia il solito titolone esagerato, poi vai avanti nella lettura e man mano che capisci la dinamica non puoi che essere travolto da un sentimento di rabbia e sdegno.
Un'insegnante, una persona che avrebbe il compito di formare le nuove generazioni si permette di pronunciare una frase così meschina, a dir poco agghiacciante "ad Auschwitz saresti stata attenta", e la ragazza di religione ebraica che scoppia in lacrime e si sente sola, spaventata e diversa per qualche minuto. Fortunatamente parliamo di minuti perché quasi subito, tutta la classe si è schierata dalla parte della ragazza accusando la docente di razzismo. La famiglia giustamente si indigna, chiede la sospensione della professoressa, ma nulla accade.
A gennaio c'è stato un incontro con la Comunità Ebraica di Roma per cercare di capire i motivi di questa frase indegna, ma l'unica cosa che riesce a dire la docente per giustificarsi secondo me aggrava la sua situazione: "Ammetto di aver detto quella frase in classe, ma l'ho pronunciata per indicare un posto dove regnava l'ordine". L'unica cosa che regnava ad Auschwitz, cara la mia professoressa, purtroppo era la morte.
La cosa che più mi sconvolge in tutto questo è che nessun provvedimento sia stato preso nei suoi confronti. Non è ammissibile che gesti come questo rimangano impuniti, non è possibile che tutto questo sia considerato normale. In tanti si sono sacrificati per garantire di tanti diritti dei quali oggi godiamo, c'è chi ha dato la vita per liberarci dal fascismo e dal nazismo e noi abbiamo il dovere di non abbassare la guardia contro chi mette in discussione la nostra libertà. Concludendo vorrei lasciarvi con un po' di positività: l'esempio dei compagni di scuola che hanno subito difeso la ragazza, di giovani come loro dobbiamo esseri fieri e su giovani come loro deve puntare il nostro paese per costruire un futuro migliore denso di valori antifascisti.
Daniele M. Regard
da: http://www.huffingtonpost.it/
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Milani Lorenzo, La parola agli ultimi, (a cura di José Luis Corzo), La Scuola Brescia |
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Milillo Stefano, Confraternite e associazioni laicali a Bitonto, |
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Scardaccione Eugenio, Tu semini. Io raccolgo. Genitori in gamba non si nasce, si diventa, Progedit Bari. |
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Visitilli Giancarlo, E la felicità, prof?, Einaudi Torino |
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Virginia Virilli, Le ossa del ..... "Le ossa del Gabibbo" è un romanzo |
NULLA DUE VOLTE
Nulla due volte accade
né accadrà.
Per tal ragione si nasce senza esperienza,
si muore senza assuefazione.
Anche agli alunni più ottusi
della scuola del pianeta
di ripeter non è dato
le stagioni del passato.
Non c’è giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
né due baci somiglianti,
né due sguardi tali e quali.
Ieri, quando il tuo nome
qualcuno ha pronunciato,
mi è parso che una rosa
sbocciasse sul selciato.
Oggi, che stiamo insieme,
ho rivolto gli occhi altrove.
Una rosa? Ma cos’è?
Forse pietra, o forse fiore?
Perché tu, malvagia ora,
dài paura e incertezza?
Ci sei —perciò devi passare.
Passerai — e qui sta la bellezza.
Cercheremo un’armonia,
sorridenti, fra le braccia,
anche se siamo diversi
come due gocce d’acqua.
(WSLAWA SZYMBORSKA)
Assemblea studentesca e veleni d'istituto.
Ritornano ciclicamente dibattiti discussioni contrapposizioni polemiche e ricorsi alla magistratura ordinaria circa le modalità organizzative delle assemblee studentesche nelle scuole superiori, in particolare quelle generali d’istituto. La normativa di riferimento appare chiara, ma i provvedimenti normativi altri espressi dal legislatore nel corso del tempo hanno generato qualche equivoco di troppo. E per quanto chiarificazioni ministeriali e giudiziari non manchino, un coacervo di libere interpretazioni al dettaglio, delle norme costringono a riprendere la materia, con l’ausilio magari di un interprete al di sopra delle parti.
Sul sito del Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca (http://www.istruzione.it/urp/assemblee.shtml), in forma chiara ed inequivocabile, leggiamo:
Assemblee studentesche
Cosa sono:
il diritto soggettivo degli studenti di riunirsi in assemblea è stato previsto dalla normativa, in base alla quale “gli studenti della scuola secondaria superiore e gli alunni delle scuole di ogni ordine e grado hanno diritto di riunirsi in assemblea nei locali della scuola”. Le assemblee sono “occasione di partecipazione democratica per l’approfondimento dei problemi della scuola e della società in funzione della formazione culturale e civile degli studenti”. Il diritto degli studenti di riunirsi in assemblea, “non è rimesso a facoltà discrezionale del preside o di altri organi” ; tuttavia, l’esercizio del diritto è vincolato all’osservanza di alcune modalità stabilite dalla legge.
Come si svolgono:
l’assemblea di istituto deve darsi un Regolamento per il proprio funzionamento. Gli studenti hanno il diritto e il dovere (ma non l’obbligo) di partecipare all’assemblea richiesta dai loro rappresentanti, come accade per l’esercizio di voto da parte dei cittadini maggiorenni.
Quante se ne possono svolgere e quando:
possono essere svolte – nei limiti di una al mese – sia l’assemblea d’istituto, fuori dell’orario delle lezioni, subordinatamente alla disponibilità dei locali, sia, sempre nei limiti di una al mese con esclusione del mese conclusivo delle lezioni, l’assemblea d’istituto durante l’orario delle lezioni. Si può svolgere un’assemblea di classe della durata di due ore. L’assemblea di classe non può essere tenuta sempre lo stesso giorno della settimana durante l’anno scolastico. Altra assemblea mensile può svolgersi fuori dell’orario delle lezioni, subordinatamente alla disponibilità dei locali.
Partecipanti e vigilanza:
la normativa non prevede alcun obbligo di presenza dei docenti alle assemblee di istituto degli studenti, nei giorni di svolgimento dell’assemblea studentesca e in assenza di riunioni collegiali appositamente programmate. All’assemblea di classe o di istituto, in base alla normativa, “possono assistere, oltre al preside o un suo delegato, i docenti che lo desiderino”. Alle assemblee di istituto svolte durante l’orario delle lezioni, ed in numero non superiore a quattro, può essere richiesta la partecipazione di esperti di problemi sociali, culturali, artistici e scientifici, indicati dagli studenti unitamente agli argomenti da inserire nell’ordine del giorno. La partecipazione di questi esperti deve essere autorizzata dal consiglio d’istituto. Il Dirigente scolastico ha potere di intervento nel caso di violazione del regolamento o in caso di constatata impossibilità di ordinato svolgimento dell'assemblea.
Il Regolamento che disciplina l’assemblea studentesca, è, dunque, proposto ed approvato dall’assemblea stessa, ad ogni inizio di anno scolastico, senza alcun intervento coattivo esterno; ad esso non compete disciplinare ciò che non gli è proprio, o non è dalla normativa vigente previsto.
Al Dirigente scolastico o al suo delegato compete solo l’intervento risolutore anticipato dell’assemblea nel solo caso in cui sia violato il regolamento o venga constatato il mancato ordinato svolgimento della assemblea stessa. A questa possono assistere ma senza vincolo di obbligo, i docenti che lo desiderino: ovviamente l’assistenza dei docenti non va intesa come semplice presenza fisica, ma come essere presso (adesse), aver cura, con la propria competenza culturale, degli alunni nell’affrontare le problematiche in discussione, soprattutto se richiesta e non contrastata dal regolamento dell’assemblea.
Qualora la programmazione annuale del Collegio dei Docenti non preveda, nei giorni fissati per l’assemblea studentesca, impegni particolari contrattualmente disciplinati, ai docenti non è fatto obbligo né di firma né di formale presenza nella scuola in quanto ogni attività didattica è sospesa. Anche perché la sospensione delle lezioni stesse, per esigenze di carattere organizzativo all'interno della scuola, deve essere estesa a tutte le classi.
Infine è opportuno sottolineare che le norme che disciplinano il diritto di assemblea, non impongono agli alunni l’obbligatorietà della loro presenza: cade dunque il vincolo dell’accertamento delle loro presenze a scuola, previsto durante l’ordinaria attività didattica.
Michele Ruggiero